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Archive for the ‘Editorials’ Category

Premessa

Il Carriere Distalizer è un dispositivo ortodontico brevettato da applicare con bonding diretto al canino e al primo molare.

La sua funzione è la distalizzazione fisica dei segmenti mascellari superiori correggendo, se presente, anche la rotazione del primo molare superiore.

Si tratta di un dispositivo che richiede collaborazione da parte del paziente in quanto prevede un punto di ancoraggio inferiore (come un arco linguale o una mascherina in Essix) ed una forza attuata mediante un elastico pesante di ¼ di pollice (0,63 cm).

Mentre in ortodonzia vestibolare si raccomanda la correzione del rapporto di seconda classe prima della terapia multibrackets in ortodonzia linguale possiamo utilizzarlo non appena l’allineamento ed il livellamento siano stati ultimati. Elemento questo che velocizza e semplifica molto la terapia ortodontica potendo effettuare la correzione di classe nella fase di gestione degli spazi interdentali, fase propedeutica alla rifinitura ed alla contenzione.

Caratteristiche del distalizzatore.

Il Carriere Distalizer contiene un giunto a sfera che consente al primo molare di ruotare parzialmente ed eventualmente di compiere piccoli movimenti di uprighting. La limitazione nei movimenti è funzionale alla protezione da una eccessiva rotazione. Il braccio che unisce il molare al canino mantiene l’esatta distanza tra i premolari durante la distalizzazione. La base sul canino viene cementata e non consente alcuna rotazione. Il range di utilizzo varia dai 3 ai 6 mm.

Esistono tre diverse varianti: in acciaio inossidabile denominata Motion Class II Appliance, in policarbonato trasparente chiamata Motion Class II Clear, ed una nuova versione metallica colorata.

 

 

 

Campi di applicabilità:

Per le caratteristiche del dispositivo è necessario  che il canino sia in buona posizione verticale e non abbia eccessiva rotazione, elementi questi che non sempre si verificano prima di iniziare un trattamento ortodontico e che spesso costringono in ortodonzia vestibolare a montare i brackets esterni per ottenere le condizioni suesposte, poi a rimuoverli per installare il distalizzatore e poi alla rimozione dello stesso a riposizionare i bracket per la fase di finitura.

Molto più lineare e semplice è invece il trattamento in ortodonzia linguale dove le due apparecchiature agiscono sinergicamente ed in contemporanea per gran parte del trattamento senza necessità di rimozione prematura di alcun bracket.

Caso clinico n.1

Il paziente presenta una terza classe basale, una piena seconda classe dentale a destra ed una prima classe di Angle a sinistra, inversione del combaciamento monolaterale a carico di 2.3 2.4 2.5, deviazione della linea interincisiva verso sinistra di 2 mm. Notevole rotazione dei canini inferiori con seconda classe canina a destra.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piano di trattamento

Allineamento e livellamento di entrambe le arcate, distalizzazione superiore lato destro, regolarizzazione forme d’arcata, ri-centraggio linee inter-incisive su mediana del volto.

Trattamento

Montaggio di apparecchiatura WIN su entrambe le arcate.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Applicazione del distalizzatore di Carriere dopo circa 8 mesi e controllo a distanza di altri 4.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto allo smontaggio in leggera ipercorrezione


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Risultati del trattamento

Il paziente presentava una piena seconda classe dentale a destra ed una prima classe di Angle a sinistra, inversione del combaciamento monolaterale a carico di 2.3 2.4 2.5, deviazione della linea interincisiva verso sinistra di 2 mm e la rotazione dei canini inferiori con seconda classe canina a destra.

La terapia ortodontica mediante apparecchiatura linguale individualizzata in associazione con un distalizzatore di Carriere è durata meno di 2 anni ed ha minimamente modificato la forma d’arcata ottenendo un perfetto allineamento di entrambe le arcate dentali e la risoluzione dell’asimmetria.

Caso clinico n.2

Il paziente presentava una piena seconda classe dentale monolaterale con morso coperto accentuato ed affollamento su entrambe le arcate, limitazione funzionale nei movimenti di lateralità mandibolare.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Piano di Trattamento

Allineamento e livellamento delle arcate dentarie, correzione della curva di Spee, distalizzazione monolaterale destra mediante distalizzatore di Carriere.


 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Il montaggio del distalizzatore è avvenuto a circa 12 mesi dall’inizio cura, tempo necessario per ottenere un ottima intrusione del settore superiore.
Qualche piccolo distacco di bracket superiore ha comportato una leggera perdita di controllo di torque sugli incisivi nella fase di distalizzazione che è stata poi recuperata nella fase di finitura.

 

 

 

 

 

 

Foto finali

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Risultati
La terapia ortodontica mediante apparecchiatura linguale individualizzata in associazione con un distalizzatore di Carriere è durata circa 2 anni ed ha migliorato la forma d’arcata ottenendo un perfetto allineamento di entrambe le arcate dentali e la risoluzione della classe dentale destra e dell’asimmetria. Notevolmente migliorato il gummy smile e l’estetica complessiva del sorriso ed il profilo.

Conclusioni
La terapia combinata con apparecchio linguale individualizzato trova valido e pratico aiuto nel distalizzatore Carriere offrendo risultati analoghi all’utilizzo di sistemi di ancoraggio temporaneo medianti miniviti endo-ossee.

Case e comunità

19 September 2010
posted by editor

English

Gabriele Floria DDS, VJO editor
Firenze, Italy

Con il termine comunità si identifica una aggregazione di persone che hanno qualcosa in comune. Esistono comunità religiose, comunità nazionali, comunità sportive, ma anche comunità per la condivisione di interessi e passioni. La caratteristica comune dei membri è il frequentare gli stessi luoghi, diciamo la stessa casa. Le case possono essere molto diverse ma quasi tutte prevedono mura e porte con la funzione di delimitare, proteggere ma anche isolare e discriminare. Esistono però eccezioni a tale regola per quelle che definiremo, forse in modo improprio, comunità virtuali. In esse infatti non esiste uno spazio fisico di frequentazione o di aggregazione tuttavia il legame che si instaura tra i membri può avere anche maggior solidità. In Italia la professione di ortodontista viene praticata prevalentemente da non-specialisti perchè l’Università ha recepito molto tardivamente ed in modo tuttora inadeguato questa necessità. Sono così nate recentemente due distinte comunità: gli specialisti e gli esclusivisti. Due distinte lobby, o se preferite “case”, nelle quali difendersi ed attaccarsi reciprocamente, come se l’originaria e comune provenienza non fosse mai avvenuta. Tali guerre di potere, o per meglio dire singoli atti di prepotenza, fortunatamente non coinvolgono la nostra comunità virtuale che per sua natura e nostra scelta rappresenta la grande casa degli ortodontisti italiani. Una casa che cercheremo di mantenere sempre aperta a tutti, senza guerre fratricide, senzadubbio nocive per la nostra professione ed ancor più disorientanti per i pazienti che a noi si rivolgono. La nostra casa ideale è come quella descritta da Gibran Kahlil Gibran, se siete daccordo con noi ………. aiutateci a costruirla.

“….Quindi si fece avanti un muratore, e domandò: Parlaci delle case.
Ed egli rispose, dicendo:
Immaginate una capanna nel deserto, prima di costruire una casa dentro le mura della città.
Giacché, come rincasate al tramonto, così fa il pellegrino che è in voi, eternamente remoto e solitario.
La casa è il vostro corpo più grande.
Essa cresce nel sole e dorme nella quite della notte; e non è priva di sogni. Non sogna forse la casa? Non abbandona in sogno la città per i boschi e le colline?
Vorrei nella mia mano raccogliere le vostre case, e come il seminatore, disperderle sui prati e le foreste.
Le vostre strade vorrei fossero valli, e i vostri viali verdissimi sentieri, perchè possiate a vicenda cercarvi tra le vigne e giungere con l’abito profumato di terra.
Ma questo non può ancora accadere.
I vostri antenati, paurosi, vi radunarono insieme, troppo vicini. E in voi durerà ancora la paura. E le mura delle vostre città separeranno ancora dai campi i vostri focolari.
Ditemi, gente d’ Orfalese, che avete in queste case? Che mai custodite dietro l’uscio sbarrato?
La pace? Il calmo impulso che rivela la forza?
Memorie? L’arco delle chiarità perdute che vi uniscono le cime della mente?
Avete la bellezza che conduce il cuore dal legno e dalla pietra espressi alla montagna sacra?
Ditemi, tutto ciò avete in casa vostra?
O vi appartiene solamente la brama del benessere che entra segreta e forestiera nella casa per diventare l’ospite e infine la padrona?
Ahimé, essa vi domina con il rampino e la frusta facendo di voi fantocci delle vostre grandi aspirazioni.
Benché abbia le mani di seta, ha il cuore di ferro.
Vi addormenta, cullandovi, per starvi accanto al letto e burlarsi della vostra nobile carne.
Schernisce i vostri sensi intatti e li depone nella paglia come fragili vasi.
In verità, la brama del benessere uccide la passione dell’anima e ride dietro il suo funerale.
Ma voi figli dell’aria, insonni nel sonno, non sarete ingannati e piegati.
La vostra casa non sarà l’àncora, ma l’albero della nave.
Non la membrana smagliante che vela la piaga, ma una palpebra a difesa dell’occhio.
Non chiuderete le ali per attraversare le porte, non vi chinerete per non urtare la volta, non tratterete il respiro per paura che si fendano e crollino i muri.
Non vivrete in sepolcri edificati dai morti per i vivi.
E sebbene la vostra sia una casa magnifica e splendida, non serberà il vostro segreto e le vostre aspirazioni.
Poiché ciò che in voi è sconfinato dimora nel cielo dove vi sono cancelli di bruma mattutina, e finestre di canti e di notturna quiete…….”

Bibliografia:

Gibran Kahlil Gibran “Il Profeta” Edizioni Guanda Parma 1981

Brackets de Auto-ligado

19 September 2010
posted by editor

EnglishItalian

Alberto Mazzocchi MD, DDS, VJO associated editor
Bergamo, Italy

Traducción al Español
Dr. Jorge Mayora Ibarra

Durante los últimos años, se han manufacturado por diferentes compañías varios brackets de auto-ligado . Inicialmente se proponían para evitar los cambios periódicos de los elásticos o de las ligaduras de alambre, y para reducir las molestias en la boca de los pacientes y los piquetes en las manos de los ortodoncistas. Más higiene y menos trauma para todos.
Se señalaba otra ventaja: menor fricción entre el alambre de ortodoncia y el slot del bracket. Este es un objetivo específico en la técnica de Dwight Damon, la que muestra resultados maravillosos. El bracket Demon tiene un slot .022″ y un ala que permite “atrapar” al alambre permitiendo un espacio amplio entre el slot del bracket y el alambre de ortodoncia.
Iniciando con un alambre .012″ NiTi en la fase de alineamiento, los ortodoncistas pueden obtener una fuerza muy ligera y constante. D. Damon, mostró crecimiento de hueso alveolar nuevo aún en casos “imposibles” donde 4 extracciones serían la única opción. El dice que las fuerzas ligeras y continuas producen movimientos en la bio-zona que es un área de tejido donde no hay defectos de microcirculación producido por las fuerzas de compresión. De tal manera que el tener un hueso con una adecuada oxigenación, significa la posibilidad de una remodelación de hueso y la oportunidad de movimientos dentales aún por fuera de los límites óseos usuales.
Es una teoría extraña para vender unos nuevos brackets costosos?
Yo no lo creo, en primer lugar por la seriedad de Dwight Damon, segundo, por los casos ortodónticos que Damon ha presentado durante sus conferencias, La ortodoncia es una disciplina sorprendente donde surgen a menudo nuevas tecnologías. Yo creo que las ideas acerca de la bio-zona, abren nuevas fronteras que debemos de explorar. Y esta es una oportunidad que no podemos perder.

Attacchi ortodontici auto-leganti

19 September 2010
posted by editor

EnglishSpanish

Alberto Mazzocchi MD, DDS, VJO associated editor

Bergamo, Italy

Negli ultimi tempi si sono affacciati sul mercato diversi tipi di attacchi ortodontici auto-leganti, i cosiddetti self-ligating brackets. Tra gli scopi della novità tecnica c’era inizialmente quello di offrire un attacco che non necessitasse di legature, metalliche o elastiche, da sostituire periodicamente, e soprattutto di evitare i traumatismi che le legature metalliche possono procurare alla bocca del paziente e alle mani dell’ortodontista. Attacchi più igienici e meno traumatizzanti.

Un altro vantaggio veniva indicato nella minor frizione che si generava tra filo ortodontico e attacco ricevente. Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato nella tecnica che Dwight Damon propone da qualche anno con risultati veramente sorprendenti.

L’attacco Damon nasce infatti con una configurazione .022″ e possiede un aletta di chiusura a scatto che “chiude” il filo ortodontico, lasciando un ampio gioco tra la scanalatura e il filo stesso nelle fasi iniziali di allineamento. Utilizzando fili in nichel titanio .012″ con questa metodica, si ottengono delle forze molto leggere e costanti che danno risultati strabilianti. Damon mostra crescita di osso alveolare che accompagna il movimento dei denti anche in casi “impossibili” dove l’estrazione dei quattro premolari sembrerebbe l’unica scelta e lancia un’ipotesi: forze continue e molto leggere possono permettere movimenti nella cosiddetta bio-zone ovvero in un terreno osseo in cui non si verificano compressioni della microcircolazione. Un osso che dispone di adeguato apporto di Ossigeno, può modificarsi con fenomeni di rimaneggiamento , legati a osteoblasti e osteoclasti, senza aree di necrosi dovute a trazioni o compressioni eccessive e quindi può supportare un movimento dentale che vada oltre i limiti della base scheletrica di partenza.

La solita teoria strampalata per vendere attacchi nuovi?

Non credo per due motivi fondamentali. Il primo è costituito dalla serietà professionale della figura di Dwight Damon. Il secondo è dato dall’osservazione dei casi che Damon ha trattato.

L’ortodonzia è una scienza affascinante e ricca di nuove scoperte.

Ritengo che l’idea della bio-zone apra ancora nuove frontiere da esplorare. E che sia un’occasione imperdibile per gli ortodontisti che non si accontentano.

La bellezza

19 September 2010
posted by editor

English

Gabriele Floria DDS, VJO editor
Firenze, Italy

L’ortodontista si trova spesso a fare delle scelte terapeutiche che influenzeranno l’esteticità di un volto. Si parte quindi dall’ assunto che egli sia in grado di distinguere la bellezza e l’armonicità di un viso e di un profilo. Tuttavia il concetto di bellezza è molto dinamico per sua stessa natura, variando nel tempo e nei luoghi d’osservazione.
Gli standard ideali, che noi siamo abituati ad usare, oggi appaiono non aggiornati se valutiamo cosa il pubblico considera bello e attraente, standard che vengono ulteriormente indeboliti dalla mescolanza delle razze e dalla multietnicità della società.
Nasce quindi l’esigenza di nuovi strumenti valutativi che ci aiutino visivamente e direi numericamente all’ottenimento del massimo risultato estetico non estrapolato dalle caratteristiche razziali specifiche ma che tenga conto anche del mutare del gusto nel tempo.
In questo numero pubblichiamo un lavoro che propone una interessante modifica al metodo attribuito a Schwarz per l’analisi del profilo.

“Non c’è niente che arriva più direttamente all’anima della bellezza”

Addison (1672-1719)