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Archive for the ‘Editorials’ Category

Case e comunità

19 settembre 2010
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Gabriele Floria DDS, VJO editor
Firenze, Italy

Con il termine comunità si identifica una aggregazione di persone che hanno qualcosa in comune. Esistono comunità religiose, comunità nazionali, comunità sportive, ma anche comunità per la condivisione di interessi e passioni. La caratteristica comune dei membri è il frequentare gli stessi luoghi, diciamo la stessa casa. Le case possono essere molto diverse ma quasi tutte prevedono mura e porte con la funzione di delimitare, proteggere ma anche isolare e discriminare. Esistono però eccezioni a tale regola per quelle che definiremo, forse in modo improprio, comunità virtuali. In esse infatti non esiste uno spazio fisico di frequentazione o di aggregazione tuttavia il legame che si instaura tra i membri può avere anche maggior solidità. In Italia la professione di ortodontista viene praticata prevalentemente da non-specialisti perchè l’Università ha recepito molto tardivamente ed in modo tuttora inadeguato questa necessità. Sono così nate recentemente due distinte comunità: gli specialisti e gli esclusivisti. Due distinte lobby, o se preferite “case”, nelle quali difendersi ed attaccarsi reciprocamente, come se l’originaria e comune provenienza non fosse mai avvenuta. Tali guerre di potere, o per meglio dire singoli atti di prepotenza, fortunatamente non coinvolgono la nostra comunità virtuale che per sua natura e nostra scelta rappresenta la grande casa degli ortodontisti italiani. Una casa che cercheremo di mantenere sempre aperta a tutti, senza guerre fratricide, senzadubbio nocive per la nostra professione ed ancor più disorientanti per i pazienti che a noi si rivolgono. La nostra casa ideale è come quella descritta da Gibran Kahlil Gibran, se siete daccordo con noi ………. aiutateci a costruirla.

“….Quindi si fece avanti un muratore, e domandò: Parlaci delle case.
Ed egli rispose, dicendo:
Immaginate una capanna nel deserto, prima di costruire una casa dentro le mura della città.
Giacché, come rincasate al tramonto, così fa il pellegrino che è in voi, eternamente remoto e solitario.
La casa è il vostro corpo più grande.
Essa cresce nel sole e dorme nella quite della notte; e non è priva di sogni. Non sogna forse la casa? Non abbandona in sogno la città per i boschi e le colline?
Vorrei nella mia mano raccogliere le vostre case, e come il seminatore, disperderle sui prati e le foreste.
Le vostre strade vorrei fossero valli, e i vostri viali verdissimi sentieri, perchè possiate a vicenda cercarvi tra le vigne e giungere con l’abito profumato di terra.
Ma questo non può ancora accadere.
I vostri antenati, paurosi, vi radunarono insieme, troppo vicini. E in voi durerà ancora la paura. E le mura delle vostre città separeranno ancora dai campi i vostri focolari.
Ditemi, gente d’ Orfalese, che avete in queste case? Che mai custodite dietro l’uscio sbarrato?
La pace? Il calmo impulso che rivela la forza?
Memorie? L’arco delle chiarità perdute che vi uniscono le cime della mente?
Avete la bellezza che conduce il cuore dal legno e dalla pietra espressi alla montagna sacra?
Ditemi, tutto ciò avete in casa vostra?
O vi appartiene solamente la brama del benessere che entra segreta e forestiera nella casa per diventare l’ospite e infine la padrona?
Ahimé, essa vi domina con il rampino e la frusta facendo di voi fantocci delle vostre grandi aspirazioni.
Benché abbia le mani di seta, ha il cuore di ferro.
Vi addormenta, cullandovi, per starvi accanto al letto e burlarsi della vostra nobile carne.
Schernisce i vostri sensi intatti e li depone nella paglia come fragili vasi.
In verità, la brama del benessere uccide la passione dell’anima e ride dietro il suo funerale.
Ma voi figli dell’aria, insonni nel sonno, non sarete ingannati e piegati.
La vostra casa non sarà l’àncora, ma l’albero della nave.
Non la membrana smagliante che vela la piaga, ma una palpebra a difesa dell’occhio.
Non chiuderete le ali per attraversare le porte, non vi chinerete per non urtare la volta, non tratterete il respiro per paura che si fendano e crollino i muri.
Non vivrete in sepolcri edificati dai morti per i vivi.
E sebbene la vostra sia una casa magnifica e splendida, non serberà il vostro segreto e le vostre aspirazioni.
Poiché ciò che in voi è sconfinato dimora nel cielo dove vi sono cancelli di bruma mattutina, e finestre di canti e di notturna quiete…….”

Bibliografia:

Gibran Kahlil Gibran “Il Profeta” Edizioni Guanda Parma 1981

Brackets de Auto-ligado

19 settembre 2010
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Alberto Mazzocchi MD, DDS, VJO associated editor
Bergamo, Italy

Traducción al Español
Dr. Jorge Mayora Ibarra

Durante los últimos años, se han manufacturado por diferentes compañías varios brackets de auto-ligado . Inicialmente se proponían para evitar los cambios periódicos de los elásticos o de las ligaduras de alambre, y para reducir las molestias en la boca de los pacientes y los piquetes en las manos de los ortodoncistas. Más higiene y menos trauma para todos.
Se señalaba otra ventaja: menor fricción entre el alambre de ortodoncia y el slot del bracket. Este es un objetivo específico en la técnica de Dwight Damon, la que muestra resultados maravillosos. El bracket Demon tiene un slot .022″ y un ala que permite “atrapar” al alambre permitiendo un espacio amplio entre el slot del bracket y el alambre de ortodoncia.
Iniciando con un alambre .012″ NiTi en la fase de alineamiento, los ortodoncistas pueden obtener una fuerza muy ligera y constante. D. Damon, mostró crecimiento de hueso alveolar nuevo aún en casos “imposibles” donde 4 extracciones serían la única opción. El dice que las fuerzas ligeras y continuas producen movimientos en la bio-zona que es un área de tejido donde no hay defectos de microcirculación producido por las fuerzas de compresión. De tal manera que el tener un hueso con una adecuada oxigenación, significa la posibilidad de una remodelación de hueso y la oportunidad de movimientos dentales aún por fuera de los límites óseos usuales.
Es una teoría extraña para vender unos nuevos brackets costosos?
Yo no lo creo, en primer lugar por la seriedad de Dwight Damon, segundo, por los casos ortodónticos que Damon ha presentado durante sus conferencias, La ortodoncia es una disciplina sorprendente donde surgen a menudo nuevas tecnologías. Yo creo que las ideas acerca de la bio-zona, abren nuevas fronteras que debemos de explorar. Y esta es una oportunidad que no podemos perder.

Attacchi ortodontici auto-leganti

19 settembre 2010
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Alberto Mazzocchi MD, DDS, VJO associated editor

Bergamo, Italy

Negli ultimi tempi si sono affacciati sul mercato diversi tipi di attacchi ortodontici auto-leganti, i cosiddetti self-ligating brackets. Tra gli scopi della novità tecnica c’era inizialmente quello di offrire un attacco che non necessitasse di legature, metalliche o elastiche, da sostituire periodicamente, e soprattutto di evitare i traumatismi che le legature metalliche possono procurare alla bocca del paziente e alle mani dell’ortodontista. Attacchi più igienici e meno traumatizzanti.

Un altro vantaggio veniva indicato nella minor frizione che si generava tra filo ortodontico e attacco ricevente. Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato nella tecnica che Dwight Damon propone da qualche anno con risultati veramente sorprendenti.

L’attacco Damon nasce infatti con una configurazione .022″ e possiede un aletta di chiusura a scatto che “chiude” il filo ortodontico, lasciando un ampio gioco tra la scanalatura e il filo stesso nelle fasi iniziali di allineamento. Utilizzando fili in nichel titanio .012″ con questa metodica, si ottengono delle forze molto leggere e costanti che danno risultati strabilianti. Damon mostra crescita di osso alveolare che accompagna il movimento dei denti anche in casi “impossibili” dove l’estrazione dei quattro premolari sembrerebbe l’unica scelta e lancia un’ipotesi: forze continue e molto leggere possono permettere movimenti nella cosiddetta bio-zone ovvero in un terreno osseo in cui non si verificano compressioni della microcircolazione. Un osso che dispone di adeguato apporto di Ossigeno, può modificarsi con fenomeni di rimaneggiamento , legati a osteoblasti e osteoclasti, senza aree di necrosi dovute a trazioni o compressioni eccessive e quindi può supportare un movimento dentale che vada oltre i limiti della base scheletrica di partenza.

La solita teoria strampalata per vendere attacchi nuovi?

Non credo per due motivi fondamentali. Il primo è costituito dalla serietà professionale della figura di Dwight Damon. Il secondo è dato dall’osservazione dei casi che Damon ha trattato.

L’ortodonzia è una scienza affascinante e ricca di nuove scoperte.

Ritengo che l’idea della bio-zone apra ancora nuove frontiere da esplorare. E che sia un’occasione imperdibile per gli ortodontisti che non si accontentano.

La bellezza

19 settembre 2010
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Gabriele Floria DDS, VJO editor
Firenze, Italy

L’ortodontista si trova spesso a fare delle scelte terapeutiche che influenzeranno l’esteticità di un volto. Si parte quindi dall’ assunto che egli sia in grado di distinguere la bellezza e l’armonicità di un viso e di un profilo. Tuttavia il concetto di bellezza è molto dinamico per sua stessa natura, variando nel tempo e nei luoghi d’osservazione.
Gli standard ideali, che noi siamo abituati ad usare, oggi appaiono non aggiornati se valutiamo cosa il pubblico considera bello e attraente, standard che vengono ulteriormente indeboliti dalla mescolanza delle razze e dalla multietnicità della società.
Nasce quindi l’esigenza di nuovi strumenti valutativi che ci aiutino visivamente e direi numericamente all’ottenimento del massimo risultato estetico non estrapolato dalle caratteristiche razziali specifiche ma che tenga conto anche del mutare del gusto nel tempo.
In questo numero pubblichiamo un lavoro che propone una interessante modifica al metodo attribuito a Schwarz per l’analisi del profilo.

“Non c’è niente che arriva più direttamente all’anima della bellezza”

Addison (1672-1719)

Medicina No Convensional

19 settembre 2010
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Alberto Mazzocchi, VJO Associated editor
Bergamo, Italy

Traducción al Español Dr. Jorge Mayora I.

De acuerdo a reportes recientes, el 25% de la población Europea ha probado alguna vez en su vida la MNC (Medicina No Convensional). Alemania tiene el mayor porcentaje (65% ha probado la MNC, en Francia el 48% de la población usa MNC. En Italia la MNC es un descubrimiento reciente y su difusión está en el 15% de la población. Entre la MNC, la homeopatía es la terapia mas frecuentemente usada. Parece ser que la popularidad de la homeopatía se está incrementando en esos paises donde hay un mayor bienestar y mucho mas cuidados de la salud. Este hecho puede producir un fuerte interés hacia una terapia menos invasiva con menos efectos colaterales. La gente parece estar más interesada en evitar antibióticos y anti-inflamatorios para los niños que requieren algunas intervenciones quirúrgicas menores como las extracciones de dientes, desimpactación de caninos o la frenilectomía. Nosotros pensamos que el conocimiento de los principales remedios homeopáticos es una buena oportunidad para el manejo de pacientes con remedios tanto convensionales como no convensionales. En este número, VJO publica el primer artículo sobre remedios homeopáticos usados durante las terapias ortodónticas. Esperamos estimular la atención de los lectores para que se realize una mayor investigación acerca de este tema. Creo que la siguiente sentencia escrita hace mas de 100 años es válida todavía:

“Prueba todo y toma lo bueno: este debe ser el principal objetivo de nuestra Ciencia. La medicina es la Ciencia de la experiencia; es una experimentación contínua y estos experimentos nunca terminan. Solo con experimentos, discusión y oposición, la investigación contínua y libre será capáz de separar la verdad de la falsedad, lo útil de lo inútil.” (C.W.Hufeland 1830).