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Attacchi ortodontici auto-leganti

19 settembre 2010
posted by editor

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Alberto Mazzocchi MD, DDS, VJO associated editor

Bergamo, Italy

Negli ultimi tempi si sono affacciati sul mercato diversi tipi di attacchi ortodontici auto-leganti, i cosiddetti self-ligating brackets. Tra gli scopi della novità tecnica c’era inizialmente quello di offrire un attacco che non necessitasse di legature, metalliche o elastiche, da sostituire periodicamente, e soprattutto di evitare i traumatismi che le legature metalliche possono procurare alla bocca del paziente e alle mani dell’ortodontista. Attacchi più igienici e meno traumatizzanti.

Un altro vantaggio veniva indicato nella minor frizione che si generava tra filo ortodontico e attacco ricevente. Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato nella tecnica che Dwight Damon propone da qualche anno con risultati veramente sorprendenti.

L’attacco Damon nasce infatti con una configurazione .022″ e possiede un aletta di chiusura a scatto che “chiude” il filo ortodontico, lasciando un ampio gioco tra la scanalatura e il filo stesso nelle fasi iniziali di allineamento. Utilizzando fili in nichel titanio .012″ con questa metodica, si ottengono delle forze molto leggere e costanti che danno risultati strabilianti. Damon mostra crescita di osso alveolare che accompagna il movimento dei denti anche in casi “impossibili” dove l’estrazione dei quattro premolari sembrerebbe l’unica scelta e lancia un’ipotesi: forze continue e molto leggere possono permettere movimenti nella cosiddetta bio-zone ovvero in un terreno osseo in cui non si verificano compressioni della microcircolazione. Un osso che dispone di adeguato apporto di Ossigeno, può modificarsi con fenomeni di rimaneggiamento , legati a osteoblasti e osteoclasti, senza aree di necrosi dovute a trazioni o compressioni eccessive e quindi può supportare un movimento dentale che vada oltre i limiti della base scheletrica di partenza.

La solita teoria strampalata per vendere attacchi nuovi?

Non credo per due motivi fondamentali. Il primo è costituito dalla serietà professionale della figura di Dwight Damon. Il secondo è dato dall’osservazione dei casi che Damon ha trattato.

L’ortodonzia è una scienza affascinante e ricca di nuove scoperte.

Ritengo che l’idea della bio-zone apra ancora nuove frontiere da esplorare. E che sia un’occasione imperdibile per gli ortodontisti che non si accontentano.

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